Mi rendo conto a volte che, parlando con amici e persone che non si occupano di moda o di design in generale, nel momento in cui mi accingo a raccontare loro che mi trovo nella fase di composizione del moodboard di una collezione vengo investita da sguardi perplessi e facce interrogative della serie : “ma che dice questa?”. E allora, per la gioia e la pace di tutti coloro che sono estranei al misterioso senso che questa altisonante parola può evocare, soffermiamoci un po’ sul suo significato e sul motivo per il quale qualsiasi azienda di moda, piccola o grande che sia, non può fare a meno di farne ricorso.
Com’è facile intuire, a monte di ogni collezione si trova una fase importantissima dalla quale è impossibile prescindere: la fase di ricerca. Ora sarebbe difficile descrivere dettagliatamente le regole che scandiscano questo passaggio poiché ogni azienda segue delle proprie linee di azione, basti pensare però che ci sono colossi come Zara o H&M che hanno delle figure esclusivamente deputate a questo compito, i cool hunter, cacciatori di tendenze, che si muovono per il mondo armati del loro preziosissimo spirito di osservazione e chiaramente delle loro macchine fotografiche per raccogliere immagini provenienti da qualsiasi contesto.
Durante la fase di ricerca viene raccolto tutto il materiale che si ritiene possa essere particolarmente interessante come base di ispirazione della collezione poi sulle direttive dettate dallo stilista e dall’ufficio commerciale ( calcolando quindi anche la risposta del mercato a determinati tipi di prodotto, le previsioni colore e tessuti raccolte nelle varie fiere di settore etc etc..) si individuano dei temi precisi da approfondire e sviluppare che danno vita ad una seconda fase, quella che ci interessa: la creazione del moodboard!
Il moodboard potrebbe essere definito come una rete di suggestioni che correlate tra loro esclusivamente dallo sguardo di chi le osserva costruiscono l’identità del progetto collezione che si sta per definire. Nel suo interno vengono convogliati tutti gli imput che saranno indispensabili allo stilista ed al grafico per la creazione della collezione: sarà presente la gamma di colori che dovrà essere utilizzata e alla quale si dovrà far riferimento, le texture che suggeriranno per quali tessuti optare, forme e linee che serviranno da richiamo per l elaborazione dei modelli, paesaggi, persone, illustrazioni dai quali si intuirà il target di riferimento o lo spirito e la filosofia della collezione stessa. Il tema della collezione sarà quindi raccontato come in una storia dalle immagini che verranno scelte, una storia però priva di inizio e di fine, articolata solo nel suo svolgimento.
Non c’è una regola precisa da seguire per la costruzione di un moodboard, alcuni di questi vengono composti esclusivamente da paesaggi o immagini astratte atte ad evocare particolari sensazioni, in altri l’elemento abbigliamento viene del tutto escluso mentre in alcuni rappresenta il tema centrale, ad ogni modo la sua ragion d’essere è quella di rendere intellegibile ad un primo sguardo il senso ed il tema della collezione che si sta andando a realizzare. La sua forza risiede nel modo in cui le immagini che lo compongono vengono articolate, se nella sua presentazione non ci sarà bisogno di troppe parole per illustrare il lavoro che dovrà essere svolto la sua efficacia sarà comprovata.
Spero di essere stata in grado di avervi dato un idea sommaria ma chiara di che cosa sia e a che cosa serva questo strumento così indispensabile ad un designer, ma così non fosse, vi prego di farvi sotto con le domande e le richieste di chiarimento (…o perché no, con le offerte!!)


anche da parte di chi se ne occupa, m’è parso!! ma non sarà un’invenzione koefiana??
Bastian Contrario che non sei altro, nooooo!!!!!
ineccepibile,… fino a un anno fa ero una di quelle “facce interrogative”
@Andrea, grazie, qualcuno che mi da un po’ di credito!!!…parenti serpenti!!!:-P